Acceso: 4 luglio, 2013 In: #nonpertinente, Blog, Parole, Visioni

L’ultima commedia romantica di Lynn Shelton mette in scena un triangolo amoroso nel quale regna una spensierata confusione sentimentale che si accende talora di toni drammatici, senza mai scadere nel patetico.

Your Sister's Sister (2011) 720p BrRip x264 - YIFYSi intitola “Your sister’s sister”, risale al 2011 e mi auguro che possa essere presto distribuito anche in Italia. Quasi interamente ambientato nell’arco di pochi giorni in una casa di vacanza su una spopolata isola al largo delle coste dello stato di Washington appartenente a una coppia di sorelle, Iris (Emily Blunt) e Hannah (Rosemary DeWitt), il film si diverte ad infilare i suoi personaggi in situazioni eccessive che mettono alla prova la tenuta dei sentimenti e delle relazioni. Nella casa sull’isola si ritrovano per caso, entrambi alla ricerca di un po’ di solitudine, Jack (Mark Duplass) e Hannah, sorella maggiore di Iris, migliore amica di Jack e sentimentalmente legata al fratello di questi, prima della sua morte avvenuta un anno prima. Jack, che arriva sull’isola a bordo di una improbabile bicicletta da corsa armato di sacco a pelo e di una collezione di T-shirt vintage molto cool, non si è ancora ripreso dal dolore per la scomparsa prematura di Tom mentre scopriamo che Hannah deve lasciarsi alle spalle una lunga relazione (lesbica) appena conclusasi. Non passa molto – giusto il tempo che tra i due, complice una bella sbronza, si instauri una certa intesa molto pratica –  e sull’isola arriva anche Iris, che ha preso consapevolezza di essersi innamorata di Jack. Il film cattura e diverte, l’intrecciarsi paradossale delle relazioni appassiona anche se a tre quarti il film cede un po’ al sentimentalismo, tra lacrime facili e altrettanto facili risate, con un’ultima scena che potrà infastidire per i tre punti di sospensione che appone in coda alle vicende di Jack, Iris e Hannah. E che a ben vedere, se prendiamo gli ultimi notevoli esempi di cinema indie americano (“Like Crazy, La fuga di Martha, “Sound of my Voicee Another Earth, tutti del 2011) appare quasi una costante.

Jack rappresenta l’ennesima variazione del modello maschile ultimamente in voga nelle commedie indie americane apparentabili al genere mumblecore: il simpatico trentenne dolce e di modeste ambizioni, disoccupato e un tantino sfiduciato, spettinato e vestito peggio del chitarrista di un gruppo shoegaze. Mark Duplass non è solo bravo in un ruolo che da “The puffy chair” in poi ha contribuito ad inventare ma che presto, con l’età che avanza, inizierà a stargli stretto; è sorprendentemente bravo e disinvolto anche quando sta improvvisando. Rosemay DeWitt (vista in “Rachel sta per sposarsi”) appare volitiva e sensuale e instaura un’intesa sorprendete con la brava Emily Blunt, col suo personaggio dolce e insicuro nonostante l’energia selvaggia che il suo volto non può fare a meno di comunicare, rendendo le scene in cui le sorelle si scambiano confidenze a letto tra le migliori del film.

Il film affida un testo brillante e un intreccio solido basato su meccanismi collaudati all’estro e all’affiatamento di tre attori capaci di improvvisare e di svisare su un’ampia gamma di toni sentimentali. A parte i pregi indiscussi della sceneggiatura, sono indubbiamente le performance dei tre a fare il film. L’intesa sul set si percepisce a pelle e i lunghi e dialoghi mai verbosi sgorgano con naturalezza sotto lo sguardo della macchina da presa che Lynn Shelton, con un passato da montatrice e documentarista, muove assai meno che nel precedente “Humpday – Un mercoledì da sballo”, visto al Sundance e a Cannes nel 2009, ma con altrettanta, convinta partecipazione alle sorti dei suoi personaggi.

A.O. Scott, critico del New York Times, fa notare che tutto il film è pervaso da una certa indistinta aura di incertezza, notando che il background esistenziale dei personaggi (il loro passato, il lavoro che fanno o non fanno, l’infanzia che hanno avuto), più che non esistere tende ad essere dato per scontato in questo genere di commedie. “Non c’è ragione – scrive – per essere curiosi circa le loro ambizioni, le loro infanzie o il loro rapporto col denaro, in parte perché sono loro stessi a non essere particolarmente interessati a nulla fuorché ai propri sentimenti”. Condivido l’acuta definizione di Scott che a mio parere coglie bene la cifra di questo come di altri film mumblecore: secondo Scott, infatti, si può vedere in “Your Sister’s Sister” il ritratto di un gruppo di giovani solipsisti in un’epoca di contrazione economica e malessere sociale ma questo è vero solo in parte. “L’individualismo non è il tema; è la conseguenza dolorosa della condizione presente”.

Attrice, sceneggiatrice e regista, Lynn Shelton ha lavorato per dieci anni come montatrice e regista di documentari sperimentali prima di dedicarsi a scrivere e dirigere commedie in prima persona. La matrice documentaristica (camera a spalla sempre puntata sul cuore dell’azione, movimenti bruschi e inquadrature sporche, spontaneità, improvvisazione e registrazione in real time) è qui meno evidente che in “Humpday”, ferma restando una forte vocazione al realismo sentimentale e una aderenza alle situazioni che tuttavia in fase di scrittura non le impedisce di imprimere alle sue sceneggiature virate iperboliche e forzature in direzioni eccentriche. Non a caso “la parola più utilizzata nei suoi script è weird (strano, eccentrico)” (Mymovies.it). Insomma, mentre attendiamo in sala “Your sister’s sister”, facciamo i complimenti a Lynn Shelton per questa sua ottima seconda prova.