Acceso: 4 marzo, 2013 In: Blog, Letture, Parole

Premessa: non sono un lettore di racconti. Non sono nemmeno tra coloro che amano perdersi nei meandri dei cosiddetti romanzi-mondo (i cui esempi più recenti mi pare provengano da Jennifer Egan e da David Forster Wallace).

51E3C0YEhvLDiciamo che sto prudentemente a metà strada. Ma il peggio che mi può capitare (e l’ultima volta era successo con “Manuale di caccia e pesca per ragazze” di Melissa Bank, pur godibile) è imbattermi in una raccolta di racconti travestita da romanzo. Capisco che i confini siano sempre più sfumati e che editori e critici si trovino in difficoltà ad affibbiare etichette, ma quando succede mi indispettisco parecchio. Detto questo, Steven Amsterdam ha fatto della discontinuità la cifra suoi due primi “romanzi”. Il suo felice esordio, “Things We Didn’t See Coming”, non ancora tradotto in italiano, era una sorta di distopico romanzo sotto forma di nove istantanee della vita del narratore. Qualche mese fa è uscito invece in Italia “Ritratto di famiglia con superpoteri” (“What the Family Needed”) che ritrae una famiglia della classe media americana attraverso brevi incursioni nella vita di ciascuno dei suoi sette componenti – dei quali assume il punto di vista – seminate nell’arco di tre decenni. Beh, ne è venuto fuori un intrigante romanzo-in-forma-di-racconti che mi ha fatto dimenticare la mia idiosincrasia verso la forma breve.

Tutto comincia con Giordana quindicenne, il giorno in cui con la madre Ruth e il fratello Ben si trasferiscono da zia Natalie, sposta con Peter, e dai due cuginetti Sasha e Alek. Prosegue con Natalie costretta a misurarsi coi figli adolescenti, in particolare con ciò che di Alek avrebbe preferito non vedere. Poi è la volta di Ben, sposato infelicemente e disoccupato, alle prese col figlio Ivan di due anni. Ruth, i cui figli sono ormai fuori casa, è un’infermiera di mezz’età che, dopo una lunga e misteriosa assenza, si ritrova per casa il nipote Alek. E così via: salto dopo salto avanti nel tempo, noi passiamo di personaggio in personaggio fino a gettare uno sguardo nella mente confusa di Alek, senza forse ottenere le risposte che ci aspettavamo. Ma si sa, i libri sono più bravi a fare le domande.

Amsterdam introduce, come il titolo italiano – a differenza di quello originale – sottolinea, un elemento destabilizzante in questo quadro piuttosto piatto: ogni personaggio scopre il dono di una sorta di superpotere che poi, inspiegabilmente, sembra dimenticare. Interrogata per gioco dal cuginetto Alek su cosa preferisca tra saper volare e saper rendersi invisibile, Giordana sceglie l’invisibilità e – detto fatto – scopre di poter scomparire a comando e di poter attraversare gli oggetti. Suo fratello Ben, divenuto padre di famiglia, si ritrova in grado di volare. Ruth, la loro madre, ormai donna di mezz’età, scopre di poter leggere nel pensiero. Et cetera et cetera. Ma non aspettatevi il superomismo alla X-Men, pure citati in copertina; pensate semmai all’interno giorno domestico de “Gli incredibili”. Alcuni poteri sembrano l’amplificazione di qualità caratteriali, altri no; alcuni sembrano soddisfare un bisogno immediato, altri no. Superpoteri a parte, stiamo parlando di persone comuni, alle prese coi problemi a volte banali a volte drammatici della vita quotidiana – vero cuore del libro, fatta spesso di delusioni e incomunicabilità, piccole gioie e tanta solitudine. Lo stile è essenziale ma vibrante, limpido e commisurato al respiro del racconto, con oscillazioni da un capitolo all’altro dovute al punto di vista assunto. Lo sguardo generale sulle dinamiche familiari è acuto e impietoso, l’analisi psicologica è penetrante e i brevi monologhi interiori, lungi dall’appesantire il romanzo, creano empatia tra lettore e personaggio. Poche riflessioni ben calibrate e cadenzate tracciano per ogni personaggio un percorso di acquisizione di consapevolezza e di fiducia in sé stessi che, per fortuna, non si rivela mai risolutivo.

Amsterdam spiazza il lettore in più di un’occasione. La struttura stessa di quest’opera seconda è pensata per farlo. Spiazza come i personaggi scoprono i loro poteri; spiazza che li perdano; spiazza lasciarli e ritrovarli, anni dopo, in contesti radicalmente mutati. E spiazza il personaggio di Alek, che entra ed esce da tutte le storie, col suo disagio psichico che gli fa fare e dire cose che sembrano qui e là suggerire che tutto ciò che abbiamo letto non sia mai avvenuto. Alek è convinto di manipolare tempo e spazio al punto da riportare gli altri personaggi indietro nel tempo e far loro rivivere tutto daccapo, generando infiniti universi paralleli. È davvero così o è solo il frutto del suo delirio psicotico?

Diversi critici hanno riconosciuto l’abilità di Amsterdam come narratore e hanno visto in “Ritratto di famiglia con superpoteri” un diorama credibile e perspicace della vita familiare (vero, tutto sommato). Hanno però storto il naso di fronte al dono dei superpoteri, considerandolo un sovrattesto superfluo. Di fatto è così: il romanzo potrebbe farne benissimo a meno; ma io credo, ingenuamente se volete, che aggiungano invece un’aura sfocata di magia a questi ritratti troppo fotografici e insieme una scintilla di lucida consapevolezza nella galassia di domestiche, placide nevrosi che percorrono sotto pelle questa saga familiare. Il superpotere risponde al bisogno che ognuno di noi sperimenta di sentirsi speciale; simboleggia il dono di una fiducia incondizionata che fa sentire i personaggi necessari perché unici; dona loro l’illusione di potersi porre su di un piano più elevato, dal quale vedere le cose con più chiarezza, e poter magari modificare la rotta della propria vita. È fondamentalmente un’illusione necessaria e, non diversamente da certe psicosi, nasce a scopo difensivo di fronte ad una realtà frustrante. E recede quando di essa non abbiamo più bisogno. È questo – per citare il titolo originale – ciò di cui la famiglia – ogni componente di essa – ha bisogno: l’illusione di un dono speciale. O di superpotere – non importa nemmeno quale, in fondo.

Qui trovate il sito dell’autore. Qui, invece, un’intervista che ha rilasciato a Vogue.

Steven Amsterdam, Ritratto di famiglia con superpoteri (What the Family Needed), Edizioni Isbn, Milano 2012, 309 pagine, 16,90 €. Disponibile anche in ebook.