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Acceso: 8 luglio, 2015 In: #nonpertinente, Pensieri sparsi

Joe Shlabotnik (della serie Carneade-chi-era-costui) è il giocatore di baseball preferito di Charlie Brown. Non è mai esistito, se non nella fantasia di Charles M. Shulz e, come i pochi adulti che figurano nel cast della celebre saga a strisce (e adesso mi vengono in mente solo la maestra e la signora Van Pelt…), non compare mai.

Non si può dire che Joe sia un campione. Anzi. Nell’immaginario collettivo americano, Joe Shlabotnik è diventato sinonimo di perdente. Eppure Charlie Brown lo adora: colleziona ritagli di giornale che lo riguardano, ne brama l’autografo, va a caccia di suoi cimeli, fonda un fan club che pubblica addirittura un bollettino (ancora fermo al primo numero). In una memorabile striscia domenicale (quelle lunghe, per capirci) dell’aprile del 1964 acquista 5 dollari di gomme da masticare (che ad un penny l’una fanno 500 gomme) nella speranza di trovare una carta che lo raffiguri. Niente da fare. Lucy ne acquista una sola e – voilà – ecco qui la carta di Joe Shlabotnik. Che – tra parentesi – non è nemmeno bello come credeva e a niente vale tutto ciò che, poche strisce più tardi, Charlie Brown le offre in cambio: l’ambita carta di Joe finisce allegramente nel cestino dei rifiuti.

Tutto questo amore da parte di Charlie Brown non impedisce a Joe di venire retrocesso con una media di battuta rovinosa. Accade il 30 luglio del 1964 quando finisce a giocare nello Stumptown, nella Green Grass League. Charlie Brown commenta la notizia appresa dal giornale con Shroeder, l’amico pianista di poche parole, quello fissato con Beethoven, quello – checché ne dica l’interessata – niente affatto innamorato di Lucy. O forse sì, chissà. “Spero che i tifosi di Stumptown si rendano conto che stanno prendendo un grande giocatore”, dice a Shroeder. “Scommetto che porterà lo Stumptown al suo primo scudetto”, aggiunge fiducioso. “Con una media di battuta di 0,004?”, gli domanda scettico Schroeder.

Charlie Brown è così solidale con la sorte di Joe Shlabtonik che decide di scrivergli una lettera.

“Caro Joe Shlabotnik, mi è dispiaciuto sapere che è stato mandato allo Stumptown nella lega dell’erba verde. Penso che sia ingiusto da parte loro mandarla in serie B solo perché ha fatto un punto in 240 turni di battuta. Non si scoraggi. Un mucchio di buoni giocatori hanno una partenza lenta. Il suo fan, Charlie Brown.

P.S. L’ho vista in TV il giorno in cui fece il suo punto”.

Chi meglio di Charlie Brown può capire la sorte toccata a Joe Shlabotnik? Chi meglio di lui che ha chiuso un altro campionato a secco di vittorie – e anche di pareggi, se è per questo. Quando dice che un mucchio di buoni giocatori hanno una partenza lenta non sta per caso parlando di sé? Non stupisce affatto che Charlie Brown continui a sostenere Joe Shlabotnik. Anzi, forse adesso che è finito in serie B dopo una stagione infamante lui lo sente ancora più vicino. Solidarietà tra perdenti, direte voi.

Si dice che quando tutto quello che hai è un martello tutto sembri un chiodo. Giustissimo: un solo giorno può offrirci così tante prove di una simile ottusità – che spesso tracima in arroganza – da scoraggiarci. Ma consideriamo la cosa dal punto di vista del chiodo. Solo chi sa quali duri colpi il martello della vita può infliggere sa riconoscere subito un chiodo. Ecco: è di questo che parla la striscia in cui Charlie Brown e Shroeder commentano la retrocessione di Joe Shlabotnik – la serie di strisce dedicate all’idolo sportivo di Charlie. Qui c’è l’enunciazione di una sorta di umanissima legge universale, alla quale quasi nessuno sfugge. Per compatire – com-patire nel senso più antico del termine: patire insieme – bisogna prima aver patito.

Giorni dopo Charlie Brown prende di nuovo carta e penna. È molto abbattuto perché si è ritrovato a fare un bilancio dell’ultimo campionato – un disastro. “Forse al mio eroe è andata meglio – dice accorgendosi che hanno appena recapitato il giornale davanti a casa sua. Vediamo cosa sta facendo”. “Joe Shlabotnik – legge dalla pagina sportiva – eliminato ieri nella seconda metà del nono inning, mentre lo Stumptown della lega dell’erba verde precipitava in fondo alla classifica”. È a questo punto che prende carta e penna. “Caro Joe – scrive. Non si scoraggi. Qualcuno capisce”.