Acceso: 8 febbraio, 2013 In: Blog, Parole, Visioni

Ho visto in lingua originale “The perks of being a wallpaper”, di Stephen Chbosky (USA, 2012) già autore dell’omonimo romanzo di culto del 1999. Uscirà il 14 febbraio con un titolo bellissimo. Non perdetelo.

Perks-of-Being-a-Wallflower-Emma-WatsonSiamo nel 1991 a Pittsburg. Charlie sta per iniziare il suo primo anno di college e racconta aspettative e timori ad un immaginario amico di penna. Potrebbe essere Michael, suo compagno di scuola suicidatosi qualche mese prima senza lasciare una riga di giustificazione. O forse no. Schivo, introverso, invisibile al punto da confondersi con la tappezzeria, Charlie viene “adottato” da una coppia di fratellastri all’ultimo anno: Patrick e Sam. Niente di nuovo, direte voi. C’è pure il professore di letteratura che ha intuito tutto il problematico potenziale di Charlie, e il ricordo di una zia scomparsa molto amata dal ragazzo; e poi le droghe, la trasgressione, gli slanci affettivi, i timori del futuro, le situazioni imbarazzanti, gli approcci sessuali, la poesia della notte. Devo darvi ragione: non c’è nulla di nuovo se non la sincerità che si percepisce nella voce di Charlie e nello sguardo del regista, la sua partecipazione, la mancanza di ironia che immerge, rende partecipi, immedesima nei pensieri, nei silenzi, nei goffi approcci di Charlie.

E’ un equilibrio difficile da descrivere a rendere stupenda, quasi indimenticabile questa commedia di Stephen Chbosky, già autore del libro da cui è tratta, che in Italia uscirà nei primi mesi dell’anno col titolo di “Noi siamo infinito”. Il titolo, una volta tanto, è migliorativo rispetto al libro ma dovete tenere conto che in USA il libro (edito da MTV) era già un culto con un titolo che in italiano suona come “I vantaggi di essere invisibile” e che Frassinelli aveva tradotto nel 2006 con qualcosa tipo “Ragazzo da parete” (e una copertina piuttosto inquietante, aspetto, questo dell’inquietudine e del mistero che non è tralasciato nemmeno nel film).

Spero che il film venga distribuito in più di tre sale perchè è ben recitato e ben scritto, pieno di verità sui sentimenti, le inquietudini e gli slanci dell’adolescenza. Ed è ambientato nei primi anni Novanta: niente Internet, niente Amazon, niente social network e niente cellulari. Diciamolo, ha tutti i crismi per soppiantare “Reality bites” nel mio standard di commedia generazionale. Un più per i produttori di “Juno” che hanno creduto in Chbosky. Un più per il cast e un più per il camino di Mary Elizabeth che si accende col telecomando. Un più anche per Emma Watson, brava e bella, che però qui tende ad assomigliare un po’ troppo alla Winona Ryder di “Reality bites” e che rivedremo nel 2013 nel prossimo film di Sophia Coppola dalla trama piuttosto intrigante.

Una curiosità: pare che ancora nel 2009 il libro figurasse ai primi posti di una lista di libri considerati problematici e pertanto contestati dalle biblioteche statunitensi. Appena l’avrò letto vi saprò dire.