Acceso: 2 aprile, 2013 In: Letture, Parole

“The great Lenore” del giovane J.M. Tohline è apparso negli USA un paio di anni fa, quando aveva solo ventisei anni. In Italia lo pubblica ora Elliot con un altro titolo: “La ragazza che fermò il tempo”.

untitledIl titolo italiano appare decisamente più accattivante ma impedisce di capire quanto questo romanzo intenzionalmente si rifaccia a un ben più illustre predecessore del calibro de “Il grande Gatsby”, di F.S. Fitzgerald, del quale presto vedremo una trasposizione filmica ad opera dell’eccentrico e talentuoso Baz Luhrmann con Di Caprio e la brava Carey Mulligan. Quello di Tohline, dicevo, è dunque fin dal titolo un omaggio al capolavoro di Fitzgerald. Vi sono infatti richiami evidenti nella trama e nella caratterizzazione dei personaggi, oltre che nell’architettura e nel tono generale della scrittura.

“Quando conobbi Lenore, era morta da quattro giorni”. Con questa frase lapidaria e succosa si apre il romanzo dedicato all’amore perduto di un ambizioso uomo d’affari, Jez Tagsam, che si innamora di Lenore Watson, una bella ragazza inglese dotata di ogni qualità, la corteggia e poi l’abbandona per coltivare la propria fortuna, salvo poi vivere di rimpianti. Per contro Lenore finirà per sposare il figlio del capo di Jez, arricchito proprietario di una multinazionale, la Montana Inc. Ma Chas Montana ben presto la tradirà e la farà soffrire. Accade così che Lenore, scesa all’ultimo secondo da un aereo poi precipitato in volo e creduta morta da tutta la famiglia Montana, fa ritorno segretamente sull’isola di Nantucket (al largo di Boston) dove la famiglia Montana è radunata nella villa estiva affacciata sull’oceano (anche se siamo ad autunno inoltrato) per darle l’ultimo saluto.

In una residenza confinante con la villa dei Montana si trova ospite lo scrittore Richard Parkland al quale si presenta fradicia di pioggia Lenore quattro giorni dopo, appunto, la propria morte. Spetterà a questo alter ego contemporaneo del Nick Carraway fitzgeraldiano che nel frattempo ha acquisito una certa familiarità con la famiglia Montana sbrogliare la fitta matassa delle relazioni sentimentali che negli anni si sono intrecciate attorno alla mirabolante Lenore Watson. Fino ad un finale tragico lungamente annunciato ma, se avete letto il Gatsby, tutto sommato prevedibile.

Per un lettore americano il romanzo di Tohline, già dal titolo, doveva offrire una serie di suggestioni che il titolo italiano non offre. Apparendo come un omaggio non doveva fare dell’originalità il suo punto di forza; semmai doveva valere il contrario: ovvero la dialettica stabilità col capolavoro (di più: il romanzo di una nazione) di Fitzgerald – in un’ottica di attualizzazione, immagino. Solo in parte riuscita, se anche per voi la parola attualizzazione trova come definizione (cinematografica) “Romeo + Giulietta”, sempre di Baz Luhrmann. Anzi, Tohline si inserisce in un filone di scrittori contemporanei che amano omaggiare variamente le opere del passato. Tendenza intrinseca alla letteratura se è vero – come lessi una volta – che tutte le storie possibili sono già contenute (mutatis mutandis) nella Bibbia. Pensiamo ad esempio all’omaggio di Joyce all’Ulisse. No, come non detto: erano altri tempi. Pensate piuttosto a “Orgoglio e pregiudizio e zombie”, di Seth Grahame-Smith. Vabbé. La traduzione italiana parte dunque in svantaggio da questo punto di vista e difatti puntava a vendere se stessa come “un romanzo d’esordio raffinato e ricco di riferimenti alla grande letteratura americana (Fitzgerald, Hemingway e Poe su tutti)”. Genericamente. Dunque, forse, era meglio non averlo letto il Gatsby perché, a conti fatti, “La ragazza che fermò il tempo” si rivela ben poca cosa.

Va detto, Tohline non scrive male, anche se va registrata qui e là qualche caduta di stile che lascia sospettare che il romanzo necessitasse di un’ultima revisione. Padroneggia sapientemente l’uso del tempo e delle ellissi (il montaggio, in termini cinematografici), cosicché salta con disinvoltura avanti e indietro lungo la linea temporale creando attorno agli eventi un’atmosfera sfocata e onirica che è la traduzione in termini narrativi dell’isolamento e della solitudine di una Nantucket fuori stagione. Riesce, almeno in parte, a ricreare l’atmosfera ricca, mondana ed etilica presente già nel Gatsby, ma il senso di decadenza di una nazione, di tramonto di un’epoca che Fitzgerald ha sospeso come un temporale imminente sul suo capolavoro si stempera qui in una nebbia di vacuo e solipsistico rimpianto esistenziale. I dialoghi vogliono essere frizzanti ma rischiano di essere solo ridondanti, pensati più per la messa in scena che per la pagina scritta, sulla quale si pestano un po’ i piedi. La grandezza di Lenore rimane poi un mistero. Tutti coloro che l’hanno conosciuta (il marito Chas e il fratello di questi Maxwell, e ovviamente Jez) la magnificano in termini vaghi, limitandosi a ripetere a Richard Parkland uno stanco ritornello: “Se anche tu l’avessi conosciuta capiresti”. Richard l’ha in effetti conosciuta ma, benché autore di un primo fortunatissimo romanzo, non riesce a fare tutto sommato di meglio nel descriverla. Ben presto il magnetismo di Lenore, palpabile ad apertura di romanzo anche per via di quella frase in incipit, si affievolisce fino a svanire.

Il romanzo ha ricevuto critiche generalmente positive, in qualche caso entusiastiche, per cui nulla da eccepire sulla scelta di Elliot di tradurlo e proporlo al pubblico italiano. Saggia l’idea di cambiarne il titolo, chiaro ma non troppo già dalla ormai famosa prima riga del romanzo. Anche il cambio di copertina ha giovato al romanzo (quella originale, tanto lodata, mi lascia indifferente). E allora? Allora è colpa mia. Tanto buona è stata l’operazione editoriale da indurmi in errore. “La ragazza che fermò il tempo” è uno di quegli ottimi romanzi che io preferisco non leggere. Tutto qui. Se lo consiglio? Sì, se almeno la metà dei romanzi qui recensiti vi avrà deluso e almeno uno si sarà rifiutato si farsi leggere fino in fondo.

J. M. Tohline È nato nel 1985 a Natick, una cittadina del Massachusetts, e attualmente vive in campagna nelle Grandi Pianure americane con la moglie Abby e i loro gatti, che si chiamano “The Old Man And The Sea” e “East Of Eden”. Nella primavera del 2012 è stato segnalato dalla «Los Angeles Review» tra gli autori under trenta che stanno dando un volto nuovo alla letteratura americana. La ragazza che fermò il tempo è il suo primo romanzo. Il suo sito è http://www.jmtohline.com/

J.M. Tohline, La ragazza che fermò il tempo, Elliot, 2013, pp. 192, € 18,00.