23Ago
Acceso: 23 agosto, 2017 In: #nonpertinente, Parole

Tempo fa, ad una presentazione del secondo romanzo, mi è stato chiesto in quali circostanze ho cominciato a scrivere. È una domanda che mi è stata fatta spesso, d’obbligo per uno scrittore esordiente. La risposta breve è: leggendo di più.

La risposta lunga è… un po’ più lunga. Vediamo un po’. Nel 2005 possedevo un Sony Trinitron 32 pollici ereditato da mia nonna. Era un televisore piuttosto costoso, con qualche anno ma poche ore di trasmissione sulle spalle: un solido tubo catodico con lo schermo piatto, lo stadio più avanzato del catodo a tubo. Con in più, lo schermo piatto. Vale a dire che quando era spento ti ci potevi tranquillamente specchiare senza sembrare due taglie più largo. Andavamo d’amore e d’accordo io e il mio Trinitron. Di fatto, a parte guardare Futurama e i programmi della Dandini in seconda serata per conciliare il sonno, in quel periodo usavo il televisore come una periferica del lettore DVD.

Tuttavia quando quell’estate si ruppe il televisore dei miei genitori glielo regalai di buon grado, felice di cogliere al balzo l’occasione per passare a una delle prime flat tv, magari con uno schermo più grande e un sistema audio Dolby Surround. Mi pare di ricordare che feci anche una capatina in qualche ipermercato ma alla fine non se ne fece nulla. Non ricordo perché. Era estate, la sera si stava fuori fino a tardi e il programma della Dandini non faceva nemmeno più addormentare grazie alla presenza fissa di Dario Vergassola.

Fatto sta che non comprai la tv né quell’anno né i successivi sei. Per i film mi accontentai del 22 pollici del PC e di un paio di cuffie Sennheiser. Scoprii così di avere molto tempo libero o, ribaltando il punto di vista, realizzai quanto tempo mi veniva sottratto dalla televisione. Con tutto quel tempo libero a disposizione cominciai a leggere di più e leggendo si riaccese in me il desiderio di scrivere.

Mi tornò alla mente un fatto. L’estate della licenza media scrissi su una Olivetti elettrica (elettrica, non elettronica! È come dire, di un automobile, che ha il servosterzo, ma mica si parcheggia da sola) l’abbozzo di un farraginoso romanzo fantasy ispirato al ciclo di Shannara, di Terry Brooks; abortito, credo, sulla soglia delle duecento cartelle. Da allora, e per anni, avrei scritto solo haiku, una breve forma poetica di origine giapponese. E poi, l’estate stessa di quel 2005 e, con maggiore determinazione, due estati dopo, iniziai a scrivere un romanzo intitolato “La lontananza delle comete”. Che poi, vabbè, non è mai stato pubblicato.

Se la risposta lunga appaga la curiosità del pubblico di una presentazione, la risposta corta risulta più immediata, e più aderente al vero. Si impara a scrivere (anche) leggendo di più. Direi che è una condizione imprescindibile, il comandamento zero. Vanno bene quattro libri all’anno se prima ne leggevate due, ma cinquanta al posto di venticinque sono meglio. E comunque non c’è una regola. Il punto – ci arrivo – è che dopo aver messo mano alla tastiera di un PC con la bellicosa idea di – virgolette – “scrivere un romanzo”, tutto ciò che leggerete dopo risulterà come elevato al quadrato: ci parlerà più forte e più chiaramente, svelandoci uno dopo l’altro i suoi segreti. Rimettendoci a scrivere, scopriremo di essere cresciuti come scrittori; e rimettendoci a leggere, la nostra statura di lettori sarà aumentata di qualche centimetro, in un circolo virtuoso che difficilmente si può innescare stando seduti davanti alla tv.

Oggi, dopo tredici anni, è cambiato tutto. Ovviamente possiedo un televisore ma non ho mai ricominciato a guardare i canali, che nel frattempo si sono moltiplicati come batteri. Poi è arrivato Netflix, che uso poco e male, e Amazon Video e tutto lo streaming di questo mondo. Che non è televisione, sia chiaro. Quella esiste ancora (mi dicono) e se è vero che esiste ancora, beh, posso continuare a stupirmi piacevolmente di quanto non ne senta la mancanza. E di come gli inossidabili volti televisivi che un tempo consideravo di famiglia (sono cresciuto col Bruno Vespa del TG1 a capotavola) non suscitino nel mio cervello alcun sommovimento. Della serie: Giletti chi?

Centocinquanta parole fa l’editor di WordPress mi ha intimato di chiudere quindi, sì, è ora di tornare a leggere. O a scrivere, vediamo.