Acceso: 10 gennaio, 2013 In: Parole

La scrittrice Karen Thompson Walker, fresca d’esordio col suo “L’età dei miracoli”, ci aiuta a capire che “la paura è… una sorta di narrazione non intenzionale connaturata a tutti noi”.

Su TED.com è da poco stata pubblicato il contributo a TED Global della scorsa estate di Karen Thompson Walker, che in Italia abbiamo letto proprio sul finire dell’estate col bel “L’età dei miracoli” (Mondadori).

tg12_22961_d32_4700Nel suo intervento, intitolato “Cosa può insegnarci la paura”, Karen parte dalla vicenda della baleniera Essex, affondata al centro del pacifico nel 1819, vicenda che colpì anche la fantasia di Herman Melville nel momento di scrivere “Moby Dick”. Al naufragio sopravvissero alcuni marinai che a bordo di una scialuppa si ritrovarono con pochi viveri e rudimentali strumenti di navigazione il più lontano possibile da ogni lembro di terra del pianeta. Con tre opzioni: puntare sulle isole Marchesi, distanti 1,200 miglia, che dicerie volevano popolate da cannibali; puntare a nord, sulle Hawaii, che però data la stagione significava andare incontro a rovinose tempeste; o puntare verso sud per almeno 1,500 miglia prima di imbattersi in qualche corrente che li avrebbe spinti verso le coste del sud America, andando incontro ad una morte certa per fame. Nella mente provata di quei marinai la paura dei cannibali, la paura delle tempeste e della morte per fame si agitavano come spettri. Di qui la Walker suggerisce di vedere le nostre paure, più che come debolezze da nascondere, come storie.

“Now we might just as easily call these fears by a different name. What if instead of calling them fears, we called them stories? Because that’s really what fear is, if you think about it. It’s a kind of unintentional storytelling that we are all born knowing how to do. And fears and storytelling have the same components. They have the same architecture. Like all stories, fears have characters. In our fears, the characters are us. Fears also have plots.”

Karen ha trascorso l’infanzia in California e la notte la assaliva la paura che un terremoto (magari proprio il Big One) facesse crollare la casa sopra di lei, intrappolandola sotto le macerie. Le notti insonni trascorrevano così ad immaginare le conseguenze di un simile evento. Era una forma non intenzionale di racconto, con le stesse dinamiche della narrazione propriamente intesa: un inizio, uno svolgimento e una fine; dei personaggi, una buona dose di suspance e forse persino un colpo di scena. E’ quello che in sostanza ha fatto nel momento in cui ha ideato il suo “L’età dei miracoli”: data una premessa spaventosa – il rallentamento della rotazione terrestre – quali conseguenze ne sarebbero derivate? Le nostre paure infatti ci costringono a rispondere ad una domanda fondamentale: cosa accadrà?

“Just like all great stories, our fears focus our attention on a question that is as important in life as it is in literature: What will happen next? In other words, our fears make us think about the future. And humans, by the way, are the only creatures capable of thinking about the future in this way,of projecting ourselves forward in time, and this mental time travel is just one more thing that fears have in common with storytelling.”

Sulla base delle premesse e dell’aspetto che esse assunsero nella loro fantasia, i marinai dell’Essex scelsero l’opzione con minori possibilità di successo. Le loro paure più orrorifiche li condannarono a morte. Se fossero stati capaci di leggere gli scenari che si prospettavano loro con maggiore distacco (di tipo scientifico) avrebbero visto che quello meno violento e orrorifico (una lenta morte per fame) era invece il più probabile e avrebbero scelto le isole Marchesi. Allo stesso modo, se tutti sapessimo leggere più oggettivamente le nostre paure, smetteremmo di preoccuparci dei serial killer o dei disastri aerei e inizieremmo a pensare al colesterolo o ai cambiamenti climatici. Anche in letteratura, le storie più ricche di sfumature sono spesso le meno eclatanti. Ecco perchè le nostre paure, dono incredibile dell’immaginazione, possono accrescere la nostra consapevolezza e avvicinarci alla verita.

“Just as the most nuanced stories in literature are often the richest, so too might our subtlest fears be the truest. Read in the right way, our fears are an amazing gift of the imagination […]  offer us something as precious as our favorite works of literature:a little wisdom, a bit of insight and a version of that most elusive thing – the truth.”

L’utilizzo di brani della conferenza di Karen Thompson Walker avviene secondo i termini della licenza Creative Commons “Attribution – NonCommercial – NonDerivative”. Copyright of TED Conferences LLC. Visit TED.com  for other ideas worth spreading.