Acceso: 22 gennaio, 2013 In: Blog, Diario di viaggio, Miscellanea, Parole

Piove spesso, ma nessuno sembra farci caso. Anzi, se chiedi a loro, piuttosto indifferenti al soprannome di Rain City, ti senti rispondere che non è che piova poi così tanto.

seattleDi fatto, appena spunta il sole tirano fuori bici, rollerblade, kayak e via. Al massimo, se davvero si mette a piovere, si può sempre fare ritorno in autobus, che tanto sul muso hanno una rastrelliera porta biciclette. I kayak non so dove li mettano ma sono sicuro che hanno pensato anche a quello.

Sono stato a Seattle tre anni fa, in viaggio di nozze, prima tappa di un percorso che ha toccato Snoqualmie Falls (la cascata di Twin Peaks), Victoria e Vancouver, per poi terminare a New York in tempo per Halloween e la maratona. Quando ne parlo alla gente riesco a capire che idea hanno di Seattle (quella frizzantina e sentimentale di Grey’s Anathomy, quella nerd e corporativa della Microsoft, quella sofisticata e un po’ perdigiorno della Starbuck’s o quella graffiante e un po’ nostalgica legata alla musica grunge) dal modo in cui annuiscono. Finché non li spiazzo dicendo loro che per le due settimane trascorse tra stato di Washington (USA) e British Columbia (Canada) non abbiamo incontrato un solo italiano. Questo serve a lasciarli senza parole, immancabilmente. Altro che remote isole tropicali. Seattle è lontana dall’Europa più delle tredici ore di aereo che servono per raggiungerla.

Sugli schermi dell’aeroporto vi accolgono scritte bilingue: in inglese e in giapponese. Questo perché a livello mentale (ed anche economico), Cina e Giappone sono più vicini di New York e Whashington D.C. (circa il 15% della popolazione è infatti asiatica). Un po’ come Vancouver (in Canada) è molto più vicina a Seattle di Portland (Oregon), quasi equidistante geograficamente parlando. E il paragone con Vanvouer è utile per capire lo spirito del Nord Ovest, intendendo con questa espressione non solo una regione geografica ma uno stile di vita, uno stato mentale. Mentre a Vancouver, tre ore di auto più a nord, subito dopo il confine canadese, si fregiano di essere il posto più caldo del Canada (ultimo rifugio per ogni senzatetto dello stato), nei ristoranti e nei caffé mangiano all’aperto da marzo a ottobre e chi l’ha toglie la capote dell’auto ogni volta che può (ogni volta che non piove), gli abitanti di Seattle considerano la loro città come la porta di ingresso dell’Alaska (“Gateway to Alaska” è un’altro soprannome della città). Non a caso è più o meno da queste parti che partivano i cercatori d’oro diretti al Klondike, come ci ricorda un museo dedicato a questa epopea tipicamente americana.

I tempi della crisi della meccanica pesante, che mise in ginocchio un colosso come Boeing costringendolo a trasferirsi a Chicago, sono lontani. Oltre a Microsoft hanno sede qui Starbucks, Amazon e T-Mobile, mentre Costco (una sorta di Metro) ha il suo più grande magazzino. Il tasso di milionari per abitanti è piuttosto alto, con Bill Gates e Paul Allen in testa. Nel 2005 era considerata la città dove costava di più acquistare un’abitazione e nel 2010 (all’inizio dell’attuale crisi economica) era considerata tra le 10 più promettenti città degli USA per clima economico favorevole alla crescita. Ora sta fiorendo un grosso polo biomedicale che sta facendo da volano alla ricerca scientifica e alla formazione universitaria (qui c’è il più alto tasso di laureati d’America). Cosa che fa di Seattle una città istruita, giovane e vitale, con locali con musica dal vivo (su tutti lo storico Crocodile, dove hanno cominciato i Nirvana), con una delle prime internet radio del mondo, la KEXP, particolarmente attiva nello scoprire e dare spazio alla musica indipendente locale e non solo (date un occhio al loro canele di YouTube per capire cosa intendo), con una importante sala da concerti e una biblioteca avveniristica disegnata da Rem Koolhaas e Joshua Prince-Ramus, con una bella galleria d’arte contemporanea e la più grande libreria della costa ovest.

L’acqua è ovunque, anche quando non scende dal cielo. Seattle sorge infatti sulla baia di Elliott (un’insenatura d’acqua del più vasto Puget Sound) e si sviluppa sulle rive del lago Wahington (attraversato dal più lungo ponte galleggiante del mondo) e del lago Union, dal quale partono idrovolanti di linee privati diretti in tutto il Puget Sound. Il centro cittadino è irto di moderni grattacieli, su tutti il Columbia Center, coi suoi 76 piani e quasi 300 metri di altezza, mentre tutt’intorno si sviluppano i vari quartieri residenziali ognuno, assicurano le guide, con una propria inconfondibile personalità. L’atmosfera cittadina è rilassata e amichevole. Scarpe comode, jeans e felpa sono la normalità anche in ufficio. La gran parte del traffico privato si concentra sulla sopraelevata costiera o in prossimità dei ponti mentre per il traffico pubblico è stato costruito un tunnel sotterraneo che corre sotto la 4th Avenue e contribuisce a dare al centro un aspetto rilassato, quasi domenicale.

Continua…