Acceso: 18 gennaio, 2013 In: Blog, Parole, Visioni

“Another Earth”, primo lungometraggio di Mike Cahill (classe 1979) pluripremiato al Sundance 2011, pur non essendo un film perfetto, ci ricorda perchè amiamo così tanto il cinema indie americano.

locandinaIl film racconta la storia di Rhoda Williams (interpretata dalla bravissima Brit Marling), brillante studentessa di astrofisica del MIT, che di ritorno da una festa studentesca causa un incidente stradale nel quale trovano la morte la moglie incinta e il figlio di John Burroughs (William Mapother, l’inquietante Ethan di Lost), noto compositore. Proprio quella sera i nitiziari danno l’annuncio dell’avvistamento di un pianeta sconosciuto con caratteristiche del tutto simili alla terra. Quattro anni dopo, Rhoda esce dal carcere ancora oppressa dai sensi di colpa. Senza alcuna prospettiva finisce per farsi assumere proprio da John Burroughs come donna delle pulizie con un incarico settimanale. E’ così che, senza svelare la propria identità, entra lentamente nella vita di John per provare a renderla migliore. Nel frattempo Terra due si avvicinata al punto da essere ben visibile ad occhio nudo, rivelandosi lo specchio esatto del nostro pianeta.

Certa critica italiana ha dato punteggi medriocri a questo film, liquidando la regia come impastata degli stilemi propri del cinema indipendente USA e la storia come povera di logica narrativa. Vero: la regia ammicca a certi videoclip piuttosto ruffiani; vero: Terra 2 si avvicina a Terra 1 ad una velocità impressionante e la storia si chiude con un’ultima scena indimenticabile che, a mente fredda, non ha logica alcuna. Ma un giudizio simile sembra dimenticare che nel complesso siamo di fronte ad un’idea forte che miscela abilmente più generi (sci-fi e film instropettivo), un po’ come fa il già recensito romanzo “L’età dei miracoli”; idea che mi pare ben sviluppata, risultando credibile anche da un punto di vista psicologico. Ma soprattutto siamo di fronte ad una realizzazione complessiva ottima (si pensi che Cahill lo ha scritto insieme alla Marling e lo ha diretto, montato e co-porodotto) che fa fare a questo film a basso budget (200.000 $ in un film di fantascienza solitamente vanno in falegnameria) un salto di qualità notevole che non fa avvertire per nulla le ristrettezze economiche.

Ma “Another Earth” ha tutti i requisiti del film indie perfetto – pur non essendo un film perfetto in assoluto. Ad esempio si sorregge su un’idea forte, a cavallo tra più generi, contro tanti film blasonati che si limitano a reimpastare vecchi stereotipi; dà spazio ad un bravo e misconosciuto William Mapother; ha come detto un aspetto intimo, volutamente low-fi, per avvicinarsi al realismo di un documentario, senza sembrare povero; ha una colonna sonora minimalista e di nicchia firmata dai Fall on your Sword; c’è il momento “carino” (allegorico, poetico, lezione-di-vita) dove si racconta la storia di un cosmonauta russo ossessionato da un ticchettio a bordo della navicella; il duo Chaill-Marling scrive bene e dirige altrettanto bene, e resta la voglia di vederlo di nuovo all’opera; infine, ha retroscena intriganti, da mitologia spicciola, come il fatto che Brit Marling fosse presente al Sundance 2011 con due film: questo e “Sound of my voice” di un certo Zal Batmanglij e che i tre (Cahill, Marling e Batmanglij) si siano conosciuto all’università di economia, dove tutti si erano iscritti certi che il loro futuro fosse nella finanza.

E difatti la Marling, presa la laurea con lode, aveva già una scrivania alla Goldman Sachs, che però ha rifiutato per andare in California e tentare la via del cinema insieme al suo fidanzato Mike (Chaill). Pochi anni dopo eccola qui: co-sceneggia e interpreta spendidamente le variazioni sul tema del rimorso che il volto e perfino la postura di Rhoda Williams eseguono con convinzione dall’inizio alla fine e va a vincere il premio come miglior attrice al lo Sitges, il festival internazionale di Catalogna.

Mentre “Another Earth” è uscito in Italia la scorsa estate in pochissime sale, “Sound of my voice” (altro basso budget pseudo fantascientifico) non è ancora stato distribuito in Italia ma, chissà, ora che Robert Redford (fondatore del Sundance) ha voluto la Marling nel suo ultimo film “La regola del silenzio” visto quest’anno anche in Italia, qualche speranza c’è. Quanto alla Marling, nei prossimi due anni la vedremo in almeno quattro film. Sembra proprio candidata a diventare la nuova “lei” di certo cinema americano. Non male per una laureata in economia alla Georgetown alla quale appena arrivata a L.A. offrivano solo ruoli da “screaming girl” di film horror.

Se da “Another Earth” vi aspettavate più fantascienza (sul modello di “Moon”) e siete rimasti delusi, provate a capovolgere la prospettiva: quale drammone sul senso di colpa ha mai avuto una cornice tanto epica e visionaria?